Art. 22 Morfotipo insediativo lineare a dominanza infrastrutturale multimodale
1. Il sistema degli insediamenti di Montevarchi è costituito da una rete di centri principali e da un insieme di nuclei e complessi diffusi che strutturano articolate relazioni territoriali, aventi ciascuna una peculiare qualità ambientale e storico-paesaggistica che il PIT-PPR riconosce come Morfotipo insediativo lineare a dominanza infrastrutturale multimodale, composto dalle figure componenti del Sistema binario di medi centri di fondovalle e piccoli centri di mezzacosta del Valdarno superiore e del Pratomagno e del Sistema reticolare collinare di Monti del Chianti e della valle dell'Ambra.
Costituiscono emergenze del sistema insediativo i tessuti urbani di antica formazione con gli spazi aperti ad essi collegati, i nuclei, gli aggregati, le ville, gli edifici specialistici, i complessi e gli edifici di matrice storica diffusi sul territorio rurale e i tracciati fondativi.
2. In conformità con gli obiettivi di qualità che il PIT-PPR attribuisce al morfotipo insediativo lineare a dominanza infrastrutturale multimodale, il PS assume i seguenti obiettivi/indirizzi per le azioni:
- - evitare ulteriori processi di saldatura lineare tra le espansioni dei centri urbani, contenendo i carichi insediativi entro i limiti del territorio urbanizzato e salvaguardando e/o riqualificando i varchi inedificati e le visuali panoramiche verso l'Arno e verso i sistemi collinari;
- - valorizzare il ruolo connettivo storico dell'Arno e dei corsi d'acqua principali, promuovendo forme di fruizione sostenibile (itinerari di mobilità dolce, punti di sosta, accessi e quant'altro), anche incentivando progetti di recupero di manufatti di valore storico-culturale legati alla risorsa idrica;
- - salvaguardare, riqualificare e dare continuità alle aree agricole e naturali perifluviali ancora presenti;
- - mitigare l'impatto paesaggistico, territoriale e ambientale delle grandi infrastrutture, delle piattaforme produttive e degli impianti di servizio;
- - tutelare la struttura insediativa di lunga durata costituita dalla rete dei nuclei e complessi storici di collina e dalla relativa viabilità fondativa, preservandone l'integrità morfologica e le visuali panoramiche da e verso tali insediamenti ed evitando urbanizzazioni diffuse e saldature lungo la viabilità di crinale e di mezza costa.
3. Il Piano Operativo dovrà assumere le seguenti ulteriori direttive:
- - migliorare la qualità dei tessuti urbani esistenti, in particolare attraverso la progettazione dello spazio pubblico e il riordino della circolazione stradale, pedonale e ciclopedonale, anche recuperando le relazioni con il territorio agricolo circostante;
- - dare compiutezza all'assetto urbano, rafforzando le dotazioni pubbliche e collettive, completando i tessuti recenti e favorendo la riqualificazione degli episodici elementi incongrui e/o in condizioni di abbandono;
- - riqualificare le aree produttive e miste in termini di compatibilità ambientale e paesaggistica, ma anche di efficienza funzionale;
- - promuovere il miglioramento dell'efficienza energetica, anche attraverso iniziative collettive.
Art. 23 Territorio Urbanizzato e urbanizzazioni contemporanee
1. Il Territorio Urbanizzato (TU) è individuato dal Piano Strutturale ai sensi di quanto disposto dall'art. 4 della L.R. 65/2014, come perimetrato nella Tavola ST3.
Le aree esterne al perimetro del Territorio Urbanizzato sono da considerarsi territorio rurale ai sensi dell'art. 64 della stessa L.R. 65/2014.
2. Il perimetro del TU include le aree interessate da interventi di trasformazione in corso di realizzazione, sulla base di piani attuativi e interventi diretti in vigore all'adozione del presente PS.
3. Ai sensi del comma 4 dell'art. 4 della L.R. 65/2014 il Territorio Urbanizzato comprende inoltre alcune aree di margine individuate sulla base delle strategie di riqualificazione e rigenerazione urbana e che contribuiscono a qualificare il disegno dei margini urbani.
Tali aree interessano esclusivamente i margini e gli spazi aperti interclusi del sistema urbanizzato di fondovalle, cioè degli insediamenti di Montevarchi, Levanella e Levane, e la loro individuazione è correlata anche alla realizzazione di dotazioni e/o infrastrutture pubbliche e di interesse collettivo, con gli obiettivi specifici e le finalità definite in dettaglio al Titolo V delle presenti Norme con riferimento alle singole Unità Territoriali Organiche Elementari.
4. Il perimetro del TU non determina l'identificazione di aree potenzialmente edificabili, bensì identifica il limite entro il quale, fatte salve le disposizioni di cui all'art. 25 della L.R. 65/2014 (Conferenza di Copianificazione), si possono eventualmente localizzare gli interventi di nuova edificazione e/o di trasformazione urbanistica.
Ha valore prescrittivo per i Piani Operativi, fatte salve le eventuali precisazioni, nei limiti ed alle condizioni di cui al precedente art. 3.
5. Nel Territorio Urbanizzato il Piano Strutturale riconosce, oltre ai centri antichi e ai tessuti di antica formazione di cui al successivo art. 25, i seguenti tessuti delle urbanizzazioni contemporanee (morfotipi), così come individuati nella Tavola ST3:
- - Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
- - T.R.1 Tessuto ad isolati chiusi o semichiusi;
- - T.R.2 Tessuto ad isolati aperti e edifici residenziali isolati su lotto;
- - T.R.3 Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali;
- - T.R.4 Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali di edilizia pianificata;
- - T.R.6 Tessuto a tipologie miste;
- - T.R.7 Tessuto sfrangiato di margine;
- - Tessuti urbani o extraurbani a prevalente funzione residenziale e mista - frange periurbane e città diffusa
- - T.R.8 Tessuto lineare;
- - Tessuti della città produttiva e specialistica
- - T.P.S.1 Tessuto a proliferazione produttiva lineare;
- - T.P.S.2 Tessuto a piattaforme produttive-commerciali-direzionali;
- - T.P.S.3 Insule specializzate.
6. Il Piano Operativo e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica nelle loro previsioni tengono conto degli obiettivi indicati dal PIT-PPR per i diversi morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee, declinati al successivo art. 24 ed all'interno del perimetro del Territorio urbanizzato assumono le seguenti direttive di carattere generale:
- - nelle previsioni di trasformazioni edilizie dei suoli, privilegiare il completamento e la ricucitura degli insediamenti esistenti e gli interventi di rigenerazione urbana, valorizzando le "reti verdi e blu" e le permanenze di valore naturalistico e ambientale;
- - per eventuali nuove edificazioni e ristrutturazioni urbanistiche, prevedere densità edilizie, impianto, caratteristiche tipologiche, volumetrie e altezze congruenti con il contesto, con particolare riguardo all'andamento clivometrico dei suoli, riducendone al minimo l'impermeabilizzazione;
- - tutelare e riqualificare le visuali, individuando azioni e modalità attuative per la qualificazione del margine urbano e per una migliore definizione dell'intero assetto urbano, anche sotto il profilo paesaggistico.
Art. 24 Tessuti delle urbanizzazioni contemporanee
1. Il PS per ciascun tessuto (morfotipo) delle urbanizzazioni contemporanee definisce nei successivi commi specifici obiettivi e direttive, tenendo conto anche delle criticità rilevate.
2. Obiettivi specifici per i tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista sono:
- - tutelare la struttura consolidata e conferire dimensione urbana incrementando nel contempo la dotazione e la qualità dei servizi, della rete degli spazi pubblici e del verde urbano;
- - riqualificare i fronti urbani verso l'esterno e definire un margine urbano-rurale capace di dare luogo a nuove relazioni con il territorio aperto;
- - definire un disegno urbano compiuto, realizzare una migliore integrazione tra i tessuti e i singoli comparti attraverso il progetto di suolo e lo spazio aperto pubblico e collettivo e completare gli interventi rimasti interrotti;
- - eliminare i fenomeni di degrado urbanistico e architettonico.
Le direttive per il Piano Operativo sono:
- - progettare la rete degli spazi pubblici in connessione ai servizi a scala di quartiere, prevedendo la trasformazione delle aree aperte presenti per migliorare le connessioni ciclo-pedonali;
- - realizzare nuove centralità, recuperando l'edilizia e lo spazio pubblico o aree degradate e/o dismesse o sottoutilizzate o brandelli di aree agricole intercluse, individuando aree attrezzate accessibili dalla città e dallo spazio periurbano;
- - riprogettare il margine urbano con interventi di qualificazione paesaggistica, creando permeabilità tra spazio urbano e spazio aperto, con percorsi, fasce alberate e elementi verdi in genere, e valorizzando i varchi visivi.
Per il morfotipo T.R.1 (tessuti consolidati della prima espansione di Montevarchi, con gli isolati intorno all'asse di viale Diaz) si dovrà in particolare:
- - evitare la saturazione delle corti interne con interventi di nuova edificazione;
- - mantenere e creare dei i varchi nella cortine edilizie e negli isolati per favorire l'utilizzo pubblico e semipubblico delle aree interne creando una rete continua di spazi fruibili, anche in collegamento con una rete di percorsi pedonali e ciclabili.
Per il morfotipo T.R.2 (tessuti consolidati caratterizzati da omogeneità e regolarità di impianto, con una certa uniformità tipologica, quali quelli di via Montenero-via Piave-via XXIV Maggio-via Matteotti e dei quartieri del Pestello e della Ginestra) si dovrà in particolare:
- - ridefinire la struttura "ordinatrice" ed il ruolo dello spazio pubblico e del connettivo aumentandone la dotazione e la funzionalità;
- - conferire dimensione urbana all'insediamento anche attraverso azioni per favorire la mescolanza funzionale.
Per il morfotipo T.R.3 (tessuti consolidati composti da elementi costruiti e spazi aperti non omogenei, con differenti densità e tipologie e un disegno urbano meno chiaro ed ordinato, esito di interventi successivi non del tutto coordinati, con dotazioni di spazi pubblici diversificate; sono parti di città esterne alle aree centrali e che corrispondono alle urbanizzazioni recenti tra viale Diaz-via Unità d'Italia e viale Cavour, fino a via di Terranuova, di via della Magnolia- via Perosi, di via Vespucci, di via Pacinotti, ai tessuti recenti intorno al borgo di antico impianto di Levane, all'insediamento della Gruccia e ai tessuti recenti di Mercatale) si dovrà in particolare:
- - mantenere o riordinare gli allineamenti lungo i fronti principali e in relazione alla rete degli spazi aperti;
- - valorizzare gli spazi pubblici e collettivi esistenti e integrarli con la riqualificazione di aree intercluse e sottoutilizzate;
- - rafforzare gli spazi pubblici e collettivi anche con interventi di demolizione e ricostruzione finalizzati anche al miglioramento dell'efficienza energetica.
Per il morfotipo T.R.4 (quartieri di viale Matteotti-via Amendola-via Calamandrei, insediamento di viale Cadorna-via Fratelli Cervi, quartiere del Pestello, quartiere di Levanella Scambio, insediamento di via M. Zamponi a Levane) si dovrà in particolare:
- - costruire permeabilità tra città e campagna valorizzando e creando relazioni e rapporti di continuità spaziale, visuale e percettiva;
- - realizzare o recuperare aree attrezzate specializzate, conferendo loro il ruolo di nuove centralità urbane;
- - riprogettare il margine urbano con interventi di qualificazione paesaggistica.
Per il morfotipo T.R.6 (zone connotate dalla compresenza di attività artigianali e residenza, quali gli insediamenti tra via Burzagli e viale Cadorna e di via del Lavoro-via dell'Artigianato a Levanella, e altre aree disomogenee prossime al centro del capoluogo con presenza di complessi produttivi storici, generalmente dismessi, come nel caso dell'ex CIR e dell'ex Pastificio oppure l'area nord della Ginestra) si dovrà in particolare:
- - attivare progetti di rigenerazione urbana nelle aree dismesse, privilegiando interventi unitari indirizzati alla sostenibilità ambientale, energetica e sociale e contribuire a un coerente disegno urbanistico complessivo, centrato sulla continuità dello spazio pubblico e collettivo e delle connessioni verdi;
- - ridurre l'impermeabilizzazione del suolo e l'indice di copertura, anche ai fini di una migliore qualità ambientale;
- - favorire la riconversione verso una mescolanza di usi, con presenza di funzioni destinate alla collettività e mantenimento di attività anche produttive compatibili.
Per il morfotipo T.R.7 (parti poste al margine dell'insediamento accentrato costituite dalla giustapposizione di insediamenti non omogenei e spazi residuali quali quelle a nord di via Vespucci, intorno al tratto nord di via Fonte Moschetta, nella fascia prospettante il centro antico a monte della ferrovia, a nord di Levane e le addizioni recenti al nucleo di impianto storico di Moncioni) si dovrà in particolare:
- - bloccare i processi di dispersione insediativa;
- - finalizzare gli interventi alla caratterizzazione come tessuto a bassa densità in stretta relazione con il territorio aperto adiacente e rendere continue alcune maglie frammentate per dare unitarietà all'edificato;
- - riprogettare e valorizzare le aree intercluse o libere come spazi pubblici e collettivi integrati e multifunzionali, anche per attività agricolo/ricreative.
3. Obiettivi specifici per i tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista, morfotipo T.R.8 (insediamenti lineari lungo il tracciato fondativo principale della statale 69 - via Burzagli, via Aretina, via della Costa -, via Chiantigiana e via San Lorenzo, parte degli insediamenti su via Piave, via Tevere e via Isonzo, Noferi e le addizioni recenti ai nuclei rurali di Ricasoli, Ventena, Rendola e Caposelvi) sono riqualificare le relazioni funzionali, visive e paesaggistiche tra città e campagna, mantenere i varchi verso il territorio aperto e ricostruire una polarizzazione lineare policentrica.
Le direttive per il Piano Operativo sono:
- - contenere i processi di dispersione insediativa impedendo ulteriori edificazioni lungo gli assi stradali e sul retro dell'edificato esistente;
- - riprogettare il bordo costruito con azioni di qualificazione paesaggistica, anche con elementi verdi di filtro per rendere permeabile il passaggio dalla città alla campagna, e migliorare i fronti urbani verso lo spazio rurale;
- - valorizzare gli spazi aperti verdi interclusi e gli elementi anche minuti di connessione con il territorio rurale;
- - migliorare lo spazio aperto urbano creando spazi di continuità e connessione in chiave paesaggistica con la campagna;
- - arricchire lo spazio pubblico lungo l'asse stradale migliorando le dotazioni e i servizi di uso collettivo.
4. Obiettivi specifici per i tessuti della città produttiva e specialistica sono riqualificare e integrare gli insediamenti ricostruendo le relazioni urbanistiche, ambientali e paesaggistiche tra il tessuto produttivo/terziario, la città e il territorio rurale, e impedire ulteriori processi di edificazione, in particolare lungo strade e fiumi.
Le direttive per il Piano Operativo sono:
- - qualificare il margine verso il territorio rurale anche con la predisposizione di schermature e impianti vegetali di ambientazione, di mitigazione e di compensazione;
- - incrementare la superficie a verde disimpermeabilizzando il suolo soprattutto in corrispondenza delle aree di parcheggio e privilegiando, compatibilmente con l'uso degli spazi, i materiali trattati e movimentati e il tipo di traffico carrabile, l'impiego di pavimentazioni filtranti;
- - sfruttare le grandi dimensioni delle superfici pavimentate e delle coperture di edifici e manufatti per l'installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili e per la sperimentazione di strategie di ecosostenibilità.
Per il morfotipo T.P.S.1 (zona artigianale mista di via Burzagli-viale Cadorna, via Marconi loc. il Muraccio, Villanuzza, Levane nord loc. Case al Piano) si dovrà in particolare:
- - migliorare le prestazioni della viabilità in termini di sicurezza, soprattutto attraverso l'organizzazione delle intersezioni, tenendo conto delle diverse componenti di traffico;
- - riutilizzare eventuali edifici dismessi per la riqualificazione urbanistica, ambientale e architettonica.
Per il morfotipo T.P.S.2 (zone produttive e terziarie di Montevarchi nord, Levanella Buresta e Levane) si dovrà in particolare:
- - attrezzare ecologicamente le aree produttivo-commerciali-direzionali e migliorare lo spazio aperto interno al tessuto anche come strategia di riqualificazione e valorizzazione delle attività insediate;
- - migliorare l'integrazione tra gli insediamenti specializzati e i tessuti urbani prevalentemente residenziali adiacenti, in particolare a Montevarchi nord e nell'area con destinazione terziaria lungo l'asse di via della Farnia, oltre che a Levanella, anche attraverso il disegno dello spazio pubblico e collettivo e la qualificazione dei margini.
Per il morfotipo T.P.S.3 (Ospedale la Gruccia) si dovrà in particolare:
- - riqualificare le relazioni tra il complesso e gli spazi aperti di pertinenza e con e il contesto rurale circostante, valorizzando il ruolo del verde come elemento complementare e integrativo finalizzato anche a supportare il benessere degli utenti;
- - migliorare le relazioni con il sistema insediativo, anche attraverso la qualificazione delle infrastrutture e dell'accessibilità alla struttura.
Art. 25 Centri antichi (strutture urbane) e tessuti urbani di antica formazione
1. ll Piano Strutturale riconosce, nell'ambito della struttura insediativa di matrice storica rappresentata nella tavola ST5, le parti degli ambiti urbani che costituiscono i capisaldi della struttura insediativa, che comprendono il centro storico di Montevarchi e i tessuti lineari di antico impianto dei borghi esterni (strutture urbane). Il PS individua altresì quali parti costitutive della struttura urbana di Montevarchi anche quelle relativamente recenti, costruite a cavallo tra '800 e '900, che rappresentano un significativo accrescimento dell'organismo urbano, corrispondente ad un importante fase di sviluppo socio-economico. L'elevata qualità dei caratteri costruttivi ed estetici, di quelli urbanistici, della maglia insediativa e dell'impianto fondiario e le stesse regole morfologiche che hanno presieduto alla conformazione di queste parti dei centri urbani, costituiscono valori da mantenere, recuperare e valorizzare.
2. Obiettivo del PS è quello di preservarne il ruolo di centralità urbana assicurando la permanenza dei valori simbolici, storici, artistici e delle funzioni civili, culturali e residenziali che ne costituiscono il carattere e che ne informano le relazioni funzionali con tutto il territorio.
3. Il Piano Operativo dovrà prevedere la tutela dei caratteri propri dei centri storici e la valorizzazione delle qualità estetiche e materiche dell'edilizia storica dei tessuti urbani di antica formazione e assumere le seguenti direttive:
- - mantenere e rafforzare i luoghi e le funzioni di interesse collettivo e prevedere una adeguata distribuzione delle funzioni che garantisca la vitalità e il riequilibrio dei centri e dei tessuti antichi e sia compatibile con i caratteri architettonici ed urbanistici dell'edilizia storica, favorendo in primo luogo la residenza e le attività qualificate e del commercio di prossimità, utili alla permanenza e al rafforzamento della stessa funzione residenziale;
- - tutelare e valorizzare gli spazi scoperti (strade, piazze, vicoli e aree verdi pubbliche) e i loro elementi costitutivi, inclusi gli aspetti tecnici, costruttivi e materico-cromatici;
- - verificare e se necessario aggiornare la classificazione di valore degli edifici, dei complessi edilizi e dei relativi spazi aperti operata dai piani urbanistici vigenti, al fine di attribuire appropriate discipline di intervento nel rispetto dei caratteri riconosciuti;
- - prevedere, negli interventi di recupero del patrimonio edilizio riconosciuto di valore, l'utilizzo di materiali e tecniche costruttive tradizionali o comunque compatibili, salvaguardando gli elementi tipologici e architettonici qualificanti degli edifici e degli spazi aperti;
- - disciplinare le trasformazioni ammesse per gli edifici e i complessi edilizi che non abbiano valore storico architettonico o testimoniale, in modo da aumentarne la compatibilità morfologica, costruttiva e funzionale con il contesto di matrice più antica di appartenenza.
Art. 26 Aree di pertinenza paesaggistica dei centri antichi (strutture urbane)
1. Il PS, conformemente al PTC della Provincia di Arezzo, nella Tavola ST5 perimetra le aree di pertinenza paesaggistica dei centri antichi e dei principali borghi lineari di matrice storica (strutture urbane), di cui al precedente art. 25, quali aree e spazi aperti inedificati che contribuiscono alla corretta percezione e identificazione dei loro precipui valori storici e paesaggistici. Il PS individua tali aree come corrispondenti anche agli "ambiti di pertinenza dei centri e nuclei storici", ai sensi dell'art. 66 della L.R. 65/2014, che in particolare, nel caso della Chiesa di S. Croce alla Ginestra e dell'ex Monastero medievale di Sant'Angelo, coincidono anche con l'"intorno territoriale" dei beni culturali immobili, definito ai sensi dell'art. 4 dell'Elaborato 8B del PIT-PPR.
2. Obiettivo del PS è la salvaguardia dell'integrità degli assetti paesaggistici, nonché delle relazioni percettive tra gli stessi centri antichi e il paesaggio circostante, assicurandone il mantenimento e la valorizzazione.
3. Il Piano Operativo, recependo la disciplina disposta dal PTC della Provincia di Arezzo, dovrà assumere le seguenti direttive:
- - salvaguardare il valore paesaggistico dei centri antichi, tutelando le loro aree di pertinenza, nelle quali è da escludere nuovo consumo di suolo, fatta eccezione che per interventi di interesse pubblico o per fini agricoli e comunque con interventi finalizzati al mantenimento e il ripristino degli assetti colturali tipici o tradizionali;
- - regolamentare la realizzazione di eventuali manufatti e opere pertinenziali alle residenze e l'eventuale riqualificazione del margine urbano, salvaguardando in ogni caso le visuali e i punti panoramici, senza alterare i caratteri del contesto o interferire con i valori storici degli edifici;
- - disciplinare la costruzione di nuovi edifici rurali o l'installazione di altri manufatti aziendali, che devono comunque essere adeguatamente motivati, prevedendo adeguate analisi e valutazioni e la definizione di regole morfo-tipologiche coerenti con gli assetti paesaggistici storicizzati.
Art. 27 Nuclei rurali
1. I nuclei rurali, individuati nella tavola ST4, sono costituiti dai principali aggregati presenti nel territorio rurale e che pur non ospitando funzioni agricole, rimangono fortemente relazionati a quello, sia dal punto di vista paesaggistico, che per il ruolo storicamente rilevante che hanno avuto nella stessa organizzazione territoriale.
Nel territorio comunale di Montevarchi sono individuati come nuclei rurali, ai sensi dell'art. 65 della L.R. 65/2014, Caposelvi, Levane alta, Rendola, Ricasoli e Ventena, all'interno dei quali sono presenti i tessuti di matrice storica, più propriamente di origine rurale, e tessuti recenti a prevalente carattere residenziale.
2. Sono obiettivi del PS la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio insediativo tradizionale dei nuclei rurali e il rafforzamento e il recupero delle relazioni paesistiche che questi intrattengono con il contesto rurale.
3. Il Piano Operativo, allo scopo di salvaguardarne le specifiche identità, assume le seguenti direttive:
- - garantire il mantenimento e il recupero dei caratteri di ruralità dei nuclei;
- - favorire forme di recupero e di utilizzo degli edifici esistenti, sviluppando una disciplina puntuale finalizzata al rispetto della morfologia insediativa originaria e dei tipi edilizi originari di interesse storico testimoniale e al ripristino dei valori paesaggistici riconosciuti ed evitando interventi che possano alterare le vedute panoramiche e la percezione del tessuto di matrice storica;
- - mantenere le caratteristiche architettoniche degli spazi e degli edifici legati alle attività agricole originarie, insieme ad adeguate misure di tutela che assicurino il mantenimento delle relazioni figurative storicamente consolidate tra insediamenti e contesto agricolo circostante;
- - garantire il mantenimento e il recupero e la riqualificazione dei manufatti tipici e delle strutture pertinenziali, con il rispetto della morfologia insediativa originaria, delle aree e degli spazi inedificati e delle permanenze di antiche sistemazioni, anche in relazione ad eventuali interventi di ampliamento e per la realizzazione dei servizi e infrastrutture necessari alla popolazione residente;
- - facilitare e incentivare la permanenza e/o l'introduzione di attività economiche e di servizio complementari, finalizzate al mantenimento del presidio;
- - promuovere l'integrazione tra le parti di antica formazione e quelle di recente costruzione ad esse giustapposte, in particolare attraverso le relazioni e la continuità tra gli spazi pubblici e collettivi e l'impiego di materiali adeguati al contesto negli interventi di adeguamento e riqualificazione degli edifici recenti.
Art. 28 Aggregati storici e relative aree di pertinenza paesaggistica
1. Il PS, conformemente al PTC della Provincia di Arezzo, nella tavola ST5, identifica gli aggregati storici, capisaldi dell'insediamento diffuso nel territorio rurale, con le relative aree di pertinenza paesaggistica, ovvero le aree costituenti l'intorno territoriale individuato in relazione al valore intrinseco della struttura edilizia, in rapporto al paesaggio circostante ed alla localizzazione più o meno aperta alle visuali esterne. Il PS individua tali aree come corrispondenti, ai sensi dell'art. 66 della L.R. 65/2014, agli "ambiti di pertinenza dei centri e nuclei storici" - ovvero gli intorni territoriali dei centri minori e dei nuclei rurali storici - che in particolare, nel caso del Complesso parrocchiale di San Martino a Levane Alta, della Torre di Caposelvi, della Chiesa della Compagnia a Caposelvi, del Complesso ecclesiastico di San Donato a Rendola, della Torre campanaria e della Chiesa di Santa Maria Assunta a Moncioni, coincidono anche con l'"intorno territoriale2 dei beni culturali immobili, definito ai sensi dell'art. 4 dell'Elaborato 8B del PIT-PPR.
2. Obiettivi specifici del PS sono il mantenimento dell'impianto urbanistico e la salvaguardia dell'integrità degli assetti paesaggistici e percettivi degli aggregati storici, nonché le relazioni funzionali, culturali, paesaggistiche, ecologiche e fruitive con l'intorno rurale e gli spazi aperti di relativa pertinenza.
3. Il Piano Operativo e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica, in particolare per gli intorni di Rendola, Ventena, Moncioni, Caposelvi e Levane Alta, connotati da caratteristiche di elevato pregio, assumono le seguenti direttive:
- - favorire il recupero e la riqualificazione degli aggregati di riconosciuto valore, garantendo la salvaguardia dei valori storici, artistici, simbolici, morfologici e paesaggistici dell'impianto fondiario e dei tessuti che li compongono;
- - prevedere una specifica disciplina orientata al mantenimento dei rapporti tra gli ambiti paesaggistici e gli aggregati storici, con la conservazione di tutti gli elementi tradizionali dell'organizzazione degli spazi aperti (viali, viabilità poderale, case e manufatti rurali, pozzi e altri manufatti di valore testimoniale, vegetazione tradizionale non colturale, piantate residue, piante arboree e siepi);
- - garantire il mantenimento delle relazioni degli aggregati storici con il contesto figurativo agricolo ed ambientale circostante, disciplinando la corretta utilizzazione degli assetti e delle sistemazioni aventi valore storico testimoniale e ambientale/paesaggistico, favorendo la permanenza delle funzioni agricole negli ambiti di pertinenza e della relazione percettiva tra insediamenti e paesaggio circostante;
- - tutelare i terrazzamenti e i ciglionamenti, le opere di regimazione idraulica e le sistemazioni per la raccolta e il convogliamento delle acque, la viabilità poderale e interpoderale, le siepi arboreo-arbustive, i filari e le piantagioni camporili a delimitazione dei campi;
- - regolamentare la costruzione di nuovi edifici rurali o l'installazione di altri manufatti aziendali, così come la realizzazione di eventuali manufatti e opere pertinenziali alle residenze, e l'eventuale ridefinizione e/o riqualificazione del margine urbano, salvaguardando in ogni caso le visuali e i punti panoramici, senza alterare i caratteri del contesto o interferire con i valori storici degli edifici;
- - escludere nuove occupazioni di suolo inedificato, fatte salve le trasformazioni effettuate per fini agricoli, e la salvaguardia dei varchi che assicurano il mantenimento delle visuali, da e verso gli aggregati storici;
- - definire regole tipo-morfologiche e gli interventi sul patrimonio edilizio esistente salvaguardando i caratteri e le componenti dell'edilizia storica.
- - prevedere interventi di adeguamento e riuso che non siano in contrasto con i caratteri tipo-morfologici, articolando la disciplina degli interventi in relazione all'integrità del manufatto, alla sua rilevanza architettonica e culturale e al suo valore documentale;
- - valorizzare gli aggregati come elementi di riferimento e punti nodali del sistema insediativo di matrice storica anche attraverso la tutela degli spazi aperti pubblici e/o comuni che li caratterizzano.
Art. 29 Ville ed edifici specialistici e relative aree di pertinenza paesaggistica
1. Il PS individua le ville e gli edifici specialistici che rappresentano una delle componenti di particolare rilevanza del sistema insediativo aretino, per il ruolo da questi assunto da questi durante l'evoluzione storica del territorio, e le aree di pertinenza paesaggistica, così come perimetrate nella Tavola ST5, che sono sottoposte a particolare normativa di tutela paesaggistica dal PTC della Provincia di Arezzo, in quanto determinanti per la corretta percezione e identificazione dei loro stessi valori storici. L'area di pertinenza paesaggistica dell'ex Chiesa di San Lorenzo, oggi Chiesa del Monastero dei Cappuccini corrisponde anche all'"intorno territoriale2 interrelato allo stesso bene culturale immobile, definito dal PS ai sensi dell'art. 4 dell'Elaborato 8B del PIT-PPR.
2. Obiettivi specifici del PS sono la tutela dell'identità e della permanenza dei valori storici e dei caratteri degli edifici e dei complessi edilizi, unitamente alla salvaguardia dell'integrità degli assetti paesaggistici e percettivi del loro intorno (le aree di pertinenza paesaggistica), al fine di mantenere la stretta relazione morfologica, percettiva e funzionale, in particolare per gli ambiti appartenenti al territorio rurale.
3. Il Piano Operativo e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono le seguenti direttive:
- - precisare una disciplina che preveda, in relazione a condizioni di maggiore o minore integrità architettonica e tipologica delle ville e degli edifici specialistici, la conservazione e il recupero della loro qualità storica, architettonica e documentaria;
- - prevedere destinazioni d'uso compatibili con i caratteri architettonici e tipologici delle ville e degli edifici specialistici; in particolare si dovrà garantire il rispetto della compatibilità tra tipo edilizio e modalità di riuso, così da favorire il mantenimento e/o il ripristino degli elementi caratterizzanti (caratteri e specificità tipologiche, scale, sale e spazi unitari, ecc.);
- - limitare la tendenza al frazionamento delle unità abitative e favorire la permanenza dei tipi edilizi a carattere unitario
- - prevedere una specifica disciplina per gli ambiti paesaggistici, per i quali sono da escludere nuove occupazioni di suolo a fini non agricoli, orientata al mantenimento dei rapporti tra questi e le ville o gli edifici specialistici, con la conservazione e il recupero delle sistemazioni idraulico-agrarie a terrazzi e a ciglioni, il mantenimento delle macchie di bosco e in generale le formazioni arbustive e vegetative concorrenti alla composizione del quadro paesistico, la valorizzazione dell'architettura rurale e la viabilità storica connessa con l'insediamento considerato;
- - recepire la disciplina per le aree di pertinenza paesaggistica disposta dal PTC e regolamentare di conseguenza la costruzione di nuovi edifici rurali o l'installazione di altri manufatti aziendali, così come la realizzazione di eventuali manufatti e opere pertinenziali alle residenze, e l'eventuale ridefinizione e/o riqualificazione del margine urbano, salvaguardando in ogni caso le visuali e i punti panoramici, senza alterare i caratteri del contesto o interferire con i valori storici delle ville e degli edifici specialistici.
Art. 30 Altri edifici e complessi di matrice storica
1. Il PS, nella tavola ST5, individua gli altri edifici e complessi edilizi di matrice storica, con diverso grado di conservazione, sia nel territorio urbanizzato che in territorio rurale. L'individuazione di questo patrimonio, anche nel caso in cui risulti modificato rispetto alle origini, discende dal riconoscimento della permanenza di un principio insediativo complessivamente coerente, solo in parte successivamente destrutturato ad opera delle più recenti forme di trasformazione, comunque fondamentale per il riconoscimento degli assetti del territorio rurale, quanto dell'evoluzione urbana.
2. Il PS persegue la tutela la valorizzazione e il mantenimento della qualità architettonica, tipologica e documentaria sia degli edifici di matrice storica, che degli spazi aperti ad essi funzionalmente e morfologicamente relazionati, anche attraverso il riequilibrio delle funzioni e delle forme di riuso.
3. Il Piano Operativo e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono le seguenti direttive:
- - approfondire la conoscenza di edifici e complessi di matrice storica e conseguentemente prevedere interventi per edifici e relativi spazi aperti di conservazione, adeguamento e riuso che non siano in contrasto con i loro caratteri tipo-morfologici e paesaggistici, articolando la disciplina e le relative categorie d'intervento in funzione dell'integrità del manufatto, del suo valore documentale e della sua rilevanza architettonica e culturale; a questo fine dovrà effettuare la ricognizione sugli edifici abbandonati, ai sensi della L.R. n. 3/2017;
- - eventualmente disporre una dettagliata disciplina per le modalità di intervento sugli edifici e sugli spazi aperti, che specifichi i materiali e le tecniche ammesse, coerentemente alla classificazione di valore architettonico e documentale svolta;
- - definire una specifica disciplina per le destinazioni e le modalità d'uso che rispetti la compatibilità con il tipo edilizio.
Art. 31 Tracciati fondativi
1. Il PS individua, nella tavola ST5, la rete viaria principale, gli altri tracciati stradali di matrice storica e la linea ferroviaria quali tracciati fondativi, elementi essenziali della struttura insediativa del territorio di Montevarchi, anche laddove risultano oggi in parte modificati rispetto a quelli originari e spesso profondamente alterati nella conformazione. Tali tracciati hanno storicamente organizzato i collegamenti e le relazioni territoriali, contribuendo essi stessi alla formazione e all'evoluzione del sistema insediativo.
2. Obiettivi specifici del PS sono il mantenimento e la valorizzazione del tracciato ferroviario e della rete viaria di matrice storica - anche in riferimento ai valori fruitivi e percettivi che rappresentano - e la tutela dei loro elementi caratterizzanti, riconosciuti come insieme di manufatti costitutivi della struttura insediativa, oltre che come importanti infrastrutture di collegamento alla scala territoriale.
3. Il Piano Operativo e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono le seguenti direttive:
- - tutelare la conformazione e caratterizzazione dei tracciati, salvaguardandone anche le valenze paesaggistiche e panoramiche, fermo restando il rispetto dei requisiti di sicurezza e prestazionali che devono essere garantiti;
- - conservare, laddove rivestano un valore testimoniale, gli elementi caratterizzanti la pertinenza stradale (manufatti storici, pilastrini ed opere d'arte, edicole e simili);
- - mantenere la percorribilità pubblica dei percorsi;
- - qualificare il tracciato ferroviario come infrastruttura primaria di collegamento e come elemento panoramico significativo, per la stessa percezione dei valori territoriali del Valdarno.
Art. 32 Visuali connotate da un elevato valore estetico-percettivo (elementi di carattere percettivo)
1. Gli ambiti caratterizzati da visuali di maggiore valore estetico-percettivo corrispondono principalmente alle aree collinari con permanenza di impianti e sistemazioni agrarie tradizionali, anche con riferimento agli immobili e alle aree di notevole interesse pubblico. Sono individuati dal PS come tratti della viabilità e punti o aree da cui si possono godere particolari visuali panoramiche.
Sono altresì da considerare tra gli elementi di carattere percettivo del PS, come rappresentati nella Tav. ST5, i tratti stradali di interesse paesistico-percettivo, come definiti dal PTC della Provincia di Arezzo, che per giacitura e configurazione assicurano la fruizione del paesaggio urbano o rurale circostante. Sono compresi tra questi anche parte dei tracciati fondativi che assumono anche una particolare rilevanza paesaggistica.
2. Obiettivi specifici del PS sono il mantenimento delle visuali fruibili da tali aree, punti panoramici e strade e la loro valorizzazione, anche in riferimento all'interesse estetico-percettivo rilevato.
3. Il Piano Operativo e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono le seguenti direttive:
- - tutelare le visuali connotate da un elevato valore estetico-percettivo e assicurare l'accessibilità pubblica dei luoghi da cui poterne fruire, compatibilmente con la loro salvaguardia;
- - garantire che gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia non compromettano le visuali connotate da un elevato valore estetico-percettivo, non occludano i varchi e le vedute panoramiche e non concorrano alla formazione di fronti edificati continui lungo i tracciati stradali di interesse paesistico-percettivo;
- - mantenere e valorizzare i punti di belvedere accessibili al pubblico.