Art. 7 Sistemi morfogenetici o morfotipi idro-geomorfologici
1. I sistemi morfogenetici o morfotipi idro-geomorfologici sono definiti da una combinazione di fattori che presiedono al modellamento delle forme - rilievi - del territorio: fattori strutturali, temporali e litologici. La carta geologica, l'idrografia e la pedologia costituiscono la base conoscitiva per l'individuazione delle forme ricorrenti che caratterizzano ogni sistema morfogenetico.
2. I sistemi morfogenetici o morfotipi individuati dal PIT-PPR sono recepiti dal Piano Strutturale in conformità alle indicazioni dell'Abaco regionale delle Invarianti dello stesso PIT-PPR e sono rappresentati nella tavola ST1.
Essi sono articolati a partire dai tipi fisiografici, che nel territorio comunale sono quelli della Collina, della Collina dei bacini neo-quaternari, del Margine e del Fondovalle:
- - tipo della Collina
- - Collina a versanti ripidi sulle Unità Toscane (CTVr)
- - Collina a versanti dolci sulle Unità Toscane (CTVd)
- - Collina a versanti dolci sulle Unità Liguri (CLVd)
- - tipo della Collina dei bacini neo-quaternari
- - Collina dei bacini neo-quaternari, sabbie dominanti (CBSa)
- - tipo del Margine
- - Margine (MAR)
- - tipo del Fondovalle e della Pianura
- - Fondovalle (FON).
3. Le indicazioni per le azioni dell'Abaco regionale delle invarianti del PIT-PPR, riferite a ciascun morfotipo sono assunte dal Piano Strutturale e pertanto, in considerazione dei valori e delle criticità riconosciuti, si definiscono i seguenti obiettivi:
- - per la Collina e la Collina dei bacini neo-quaternari
- - mantenere e recuperare la stabilità idrogeologica del territorio;
- - migliorare l'efficienza del deflusso superficiale delle acque, ai fini del contrasto all'erosione del suolo e della prevenzione del rischio geomorfologico;
- - mantenere e rafforzare la presenza delle attività agro-silvo-pastorali per evitare i dissesti connessi all'abbandono;
- - salvaguardare le colture d'impronta tradizionale con speciale attenzione alle sistemazioni idraulico agrarie terrazzate, per la fondamentale funzione di stabilizzazione dei versanti che svolgono;
- - per il Margine
- - contenere i rischi di erosione del suolo sulle superfici in pendenza e di compattazione del suolo su tutte le altre superfici;
- - evitare l'impermeabilizzazione di superfici strategiche per l'assorbimento dei deflussi e la ricarica degli acquiferi;
- - per il Fondovalle
- - indirizzare i processi di urbanizzazione e infrastrutturazione che si ritengono indispensabili ai fini di una crescita sostenibile verso il contenimento e ove possibile la riduzione del già elevato grado di consumo e impermeabilizzazione del suolo, tutelando i residuali varchi e corridoi di collegamento ecologico;
- - limitare i processi di impermeabilizzazione del suolo, anche per ridurre l'esposizione al rischio idraulico e salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche;
- - favorire interventi di mitigazione dell'effetto di barriera ecologica provocato dagli assi infrastrutturali.
4. Direttive per il Piano Operativo:
- - coniugare le attività agricole con la protezione del suolo e delle falde acquifere, anche attraverso opportune tecniche di impianto e di gestione;
- - ridurre i rischi ambientali per eventi meteorici sfavorevoli, anche con il ripristino della continuità fisica della rete idrografica minore e di drenaggio superficiale, promuovendo una corretta gestione delle attività agricole e delle trasformazioni edilizie ed urbanistiche;
- - prevedere interventi di difesa del suolo e di regimazione idraulica integrati, che coniughino gli aspetti di prevenzione del rischio idraulico e idrogeologico con il miglioramento della qualità delle acque e della stessa fruibilità dei luoghi;
- - evitare trasformazioni che alterino la funzionalità del corso d'acqua e gli interventi che riducono l'infiltrazione dell'acqua da parte del suolo ai fini della prevenzione del rischio idraulico;
- - limitare il consumo di suolo in particolare nelle aree esposte a rischio idraulico di fondovalle e di pianura;
- - migliorare la gestione delle fasce ripariali, sia ai fini della sicurezza idraulica, sia per riqualificare o ricostituire il continuum ecologico e la vegetazione ripariale;
- - migliorare le capacità autodepurative dei corsi d'acqua superficiali, con interventi finalizzati a conservare o ripristinare le caratteristiche di naturalità dell'alveo fluviale, degli ecosistemi e delle fasce verdi ripariali;
- - tutelare la risorsa acqua, promuovendone il corretto uso, incentivando il ricorso a metodi e dispositivi tesi al risparmio idrico.
Art. 8 Geotopi
1. Il Piano Strutturale recepisce i geotopi individuati dal PTC di Arezzo, come rappresentati nella tavola ST2, che interessano in particolare la fascia pedecollinare e della bassa collina con i tipi fisiografici della Collina dei bacini neo-quaternari e del Margine.
2. Obiettivo del PS è la tutela dell'integrità dei geotopi e delle forme di erosione (calanchi, balze ed impluvi), salvaguardando in particolare i contesti con caratteristiche di valore monumentale e rilevante.
3. Sono pertanto direttive per il PO:
- - tutelare integralmente i geotopi di valore monumentale e rilevante nelle loro dinamiche naturali, evitando manomissioni che ne possano alterare le caratteristiche, quali rimodellamenti, attività di escavazione, rimboschimenti e manufatti edilizi, salvo quanto necessario all'attività agricola e non diversamente localizzabile;
- - valorizzare i contesti di valore monumentale e di maggiore interesse scientifico e naturalistico attraverso adeguate modalità di fruizione collettiva.
Art. 9 Reticolo idrografico superficiale
1. Il Piano Strutturale tutela il reticolo idrografico regionale, così come individuato dalla Regione Toscana ai sensi della L.R. 79/2012, rappresentato nella Tavola ST2 nella versione aggiornata alla D.C.R. 55/2023.
2. Obiettivo del PS è il mantenimento, il ripristino e il miglioramento delle prestazioni quantitative e qualitative della risorsa idrica e di quelle associate al reticolo idrografico superficiale, quale elemento fondamentale per l'equilibrio ambientale e la sicurezza idraulica e di continuità e collegamento tra ecosistemi.
3. Sono pertanto direttive per il PO:
- - il recupero della naturalità dei corsi d'acqua, l'eliminazione del degrado e delle criticità;
- - il miglioramento del regime idraulico, della qualità biologica e della fruizione pubblica delle sponde;
- - il miglioramento della qualità ecosistemica complessiva degli ecosistemi ripariali e dei loro livelli di maturità, complessità strutturale e continuità longitudinale e trasversale ai corsi d'acqua;
- - la riduzione dei processi di artificializzazione degli alvei, delle sponde e delle aree di pertinenza fluviale;
- - il miglioramento della compatibilità ambientale della gestione idraulica, e delle attività di gestione della vegetazione spondale.
4. Gli interventi posti in fascia di rispetto del suddetto reticolo idrografico sono disciplinati dall'art. 3 della L.R. 41/2018 e s.m.i.
Art. 10 Contesti fluviali
1. Il Piano Strutturale riconosce i fiumi e i torrenti individuati dal Piano Paesaggistico Regionale e rappresentati nella tavola ST2, come sistema idrografico, in conformità all'art. 16 della Disciplina del PIT-PPR, recependone gli obiettivi. Tale sistema rappresenta, per la sua funzione biologica essenziale per gli ecosistemi e per i valori paesaggistici e naturalistici, una delle risorse principali del territorio e, quale elemento di continuità e di collegamento biologico e percettivo, costituisce riferimento per le politiche di conservazione e recupero dell'equilibrio ambientale.
2. Il PS persegue la tutela di tali aree e dei loro caratteri morfologici, storico insediativi e ambientali, così come delle visuali di elevato rilievo estetico-percettivo, oltre che degli elementi di rilevante valenza ecologica, con particolare riguardo ai paleoalvei e alle aree di divagazione storica dei corpi idrici principali nonché agli aspetti storico-culturali del paesaggio fluviale.
3. ll Piano Operativo e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica nelle loro previsioni, recependo gli obiettivi associati al sistema idrografico del PIT-PPR, garantiscono il mantenimento della continuità fisica, morfologica, biologica e percettiva con il corpo idrico e la salvaguardia e il miglioramento della qualità ecosistemica, e definiscono discipline coerenti alle direttive definite al comma 3 dell'art. 16 della Disciplina del PIT-PPR.
4. Il PS, nell'ambito del sistema di cui al comma 1, riconosce i contesti fluviali, rappresentati nella tavola ST2, quali fasce di territorio che costituiscono una continuità fisica, morfologica, biologica e percettiva con il corpo idrico, anche in considerazione della presenza di elementi storicamente e funzionalmente interrelati ad esso.
Essi sono riferiti ai fiumi e torrenti presenti nell'Allegato L del PIT-PPR - fiume Arno, torrente Ambra, torrente Dogana e torrente Trigesimo o Caposelvi - e ai corsi d'acqua riportati nell'Allegato E del PIT-PPR - borro del Boschetto, borro del Giglio, borro del Quercio, borro Molinuzzo e borro della Vigna Borranicchi -.